L’epidemia di CoronaVirus, con un numero mai accertato di contagiati è stato il classico caso di “cigno nero” per i mercati e l’economia in generale, infatti ora si parla di Coronavirus è stato il Cigno Nero o Black Swan.

Già dall’epidemia di SARS del 2002/2003 gli esperti affermavano che una pandemia era il rischio principale per i mercati soprattutto quelli emergenti, più dell’andamento delle valute o l’accaparramento di materie prime; è andata esattamente così.

Nei mercati emergenti trovavamo la peggiore combinazione, soprattutto in Cina, ovvero una popolazione urbana sempre più concentrata legata ad una crescita vertiginosa della domanda di alimenti proteici, inevitabilmente questo ha portato ad una più stretta e catastrofica interazione tra uomini e animali.

Nulla è cambiato in Cina, sia nello stile di vita che nel consumo di animali selvatici (o domestici) normalmente non edibili.

Le tecniche di allevamento e di produzione moderne che i mercati emergenti continuano ad adottare, sommate alla pratica sempre più comune di utilizzare gli stessi antibiotici prescritti alle persone, hanno provocato l’abbattimento delle barriere immunitarie rendendo la popolazione vulnerabile ai virus animali; e continua ad andare così.

Inoltre i contagi ed il numero di decessi per SARS-CoV-2 o COVID , anche tra persone in piena salute tra cui medici ha messo a dura prova la fiducia, anche dei più ottimisti; ed una analisi e/o profezia di Bill Gates ha sempre il suo peso.

E’ bastato un virus a rapida trasmissione per azzerare gli sforzi, peraltro più simbolici che pratici, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità mirati a contenere i contagi trans-continentali. 

Ma perché l’epidemia di CoronaVirus che ha interessato prima la Cina e poi il mondo intero tiene ancora in allarme tanto l’OMS, i singoli stati quanto gli investitori? 

L’insorgenza di una seconda ondata del CoronaVirus o SARS-CoV-2 o COVID nel mondo, soprattutto in coincidenza dell’apertura delle scuole frena gli investitori, in particolare sui mercati occidentali e ciò si riflette su tutti i settori soprattutto ed ancora quello dei viaggi e trasporto merci e sulle loro reti vendita.

Se l’epidemia dovesse tornare peggiorare in modo significativo, le autorità probabilmente non esiterebbero ad entrare in un nuovo e più aggressivo ciclo di stimoli politici e metterebbero da parte la loro attenzione alla riduzione del debito e ai rischi per il sistema finanziario.

Fare debito come unica cura?

Secondo i maggiori analisti finanziari, con questo scenario, la crescita del credito aumenterebbe in modo concreto, creando nuovi rischi al rialzo per gli investimenti fissi e le esportazioni dei mercati emergenti.

La risposta dei mercati durante l’emergenza è apparsa simile a quella della crisi del 2008 ed alla prima reazione all’epidemia di Sars il che si è tradotto in una marcata flessione sui mercati finanziari ( 20%) e del PIL dei singoli Stati per cui il CoronaVirus è stato il Cigno Nero.

L’healthcare  e i titoli dei settori legati alla sanità e al farmaceutico globale però sono cresciuti del 10-20%, invece i settori che beneficiano di una concentrazione della popolazione sono stati colpiti negativamente: è il caso delle società legate ai viaggi, delle compagnie aeree, e delle compagnie di navigazione e trasporto.

La reclusione  nelle proprie abitazioni ha ridotto lo shopping nei negozi fisici esaltando invece il mercato online e mettere in quarantena per mesi intere nazioni ha danneggiato, in alcuni casi irreparabilmente, i settori del turismo, della ristorazione e dei trasporti merci.

Da qui la necessità di “preparare” le aziende e la loro Rete Vendita con un piano di gestione del possibile ritorno della pandemia SARS-CoV-2 o COVID (crisis plan) senza pensare che sia un modo per speculare sulla salute delle persone e sulla paura.

Dal caso SARS-CoV-2 o COVID abbiamo molto da imparare, soprattutto come gestire la comunicazione e la rete vendita.

Molte società internazionali di internal audit stanno inviando via e-mail sul rischio del ritorno ad una pandemia per le aziende, breve ma esaustivo, infatti questo e’ un tipico caso di Risk Management.

Garantire al Cliente tempi di risposta immediati ed una soluzione sempre pronta al problema. mettere a frutto anni di simulazione di scenari per rispondere rapidamente ed efficacemente al problema in poche ore.

Da qui la necessità di prepararsi, “difendendo” le aziende dall’ evoluzione del CoronaVirus è stato Cigno Nero con un piano di gestione della pandemia  (crisis plan), preventivo e correttivo con una seria Business Impact Analysis e garantire la business continuity.

Una pandemia, infatti, può coinvolgere una quota significativa dei processi operativi tra cui la rete vendita:
• una quota rilevante del personale commerciale potrebbe ammalarsi e non essere in grado di recarsi al lavoro;
I collaboratori commerciali potrebbero non essere disposti a intrattenere rapporti con il pubblico ed i clienti dell’azienda, per ridurre il rischio di ammalarsi;
• uno o più fornitori di servizi in outsourcing potrebbero non essere nelle condizioni di rispettare i livelli di servizio concordati.

Il lavoro di chi si occupa di crisis management è basato sull’analisi di possibili scenari realisticamente plausibili di crisi e sull’elaborazione di strumenti adeguati a fronteggiarle.

Gestire una Rete Vendita in Outsourcing a livello internazionale è anche questo.

A gennaio del 2020 usciva il nostro articolo  http://www.marianigroup.eu/coronavirus-e-il-cigno-nero/ , noi eravamo preparati, così come la nostra rete vendita in outsourcing.