Blockbuster viene aperto a Dallas, in Texas, nel 1985 e in dieci anni il numero dei negozi negli Stati Uniti, raggiunge il numero di 4800.

Nel frattempo nel 1989 l’azienda acquista una catena inglese e apre il primo negozio in Europa. Nel 1994 Blockbuster è acquistata dalla  Viacom, una società di intrattenimento e comunicazioni statunitense.

Contando su 60 milioni di soci, Blockbuster apre in 25 paesi, tra cui l’Italia dove Blockbuster sbarca nel 1994 attraverso una partnership con  Standa-Fininvest.

Intorno al 2008 inizia un periodo di forte crisi per Blockbuster, in nazioni come gli Stati Uniti soprattutto a causa del successo della concorrente Netflix.

In vari paesi, tra cui Spagna e Portogallo, l’azienda chiude; in altri, come l’Italia, inizia un forte ridimensionamento che è comunque il preludio alla liquidazione.

Le difficoltà economiche di Blockbuster proseguono nel 2010, anno in cui si inizia a temere il fallimento, il 23 settembre infatti la Società dichiara bancarotta appellandosi al Chapter 11 della legge fallimentare statunitense (procedura di riorganizzazione) cercando di ricapitalizzare ed indirizzarsi verso il digitale.

Il 6 aprile 2011 Dish Network acquista Blockbuster per 233 milioni di dollari, accollandosi anche 87 milioni di passività; l’operazione viene completata il 26 aprile.

Dish Network il 31 agosto annuncia l’abbandono del mercato canadese , il 5 giugno 2012 quello italiano, nel novembre 2013, decretando la fine di Blockbuster viene annunciata la chiusura degli ultimi 300 negozi negli Stati Uniti mettendo definitivamente fine all’era dell’affitto «fisico» delle videocassette e dei dvd.

Chi di noi non ha mai noleggiato almeno un film da Blockbuster? La tessera costava 10.000 lire, ma poi arrivarono la tv on demand, lo streaming e il download.

Una concorrenza che ha decretato la fine di un modello di business, nonostante numeri che ancora oggi stupiscono:
– 60 milioni di soci
– 25 paesi
– 4800 negozi solo negli Stati Uniti.

nemmeno questi “numeri” hanno però permesso a Blockbuster di salvarsi dal fallimento.

Soprattutto in Italia si tende ad attribuire gran parte della “responsabilità” del default di Blockbuster alla pirateria informatica attraverso lo scarico illegale di film ed alla vendita di DVD contraffatti.

Nella pratica è come attribuire il continuo aumento tariffario delle polizze assicurative delle auto ai furti (peraltro in netta diminuzione) o l’aumento del costo dei ticket del trasporto urbano (Milano arriverà a 2€…) dando la responsabilità a chi ne è privo (secondo fonti ATM la percentuale di evasione è del 11-12% e raggiungerà il 10% entro il 2018).

Analisi, Previsione e Gestione; in USA lo scarico illegale è un reato federale punito col carcere, mentre guardando all’Italia secondo i miei colleghi che si occupano di Sicurezza IT i virus come cryptolocker hanno fatto più della tutela del copyright.

Se non si è in grado di adattarsi ad un mercato in evoluzione, anche le grandi compagnie sono capaci di crollare.

L’ideatore di Blockbuster fu David Cook che insieme a H. Wayne Huizenga, approfittarono del brusco rallentamento dei rendimenti di petrolio e gas per dare vita a quello che sarebbe stato il colosso americano del noleggio film; nel 1985 a Dallas, in Texas, Blockbuster aprì il suo primo negozio.

David Cook si defilerà vendendo l’azienda a Viacom nel 1994 e diventando miliardario; il noleggio e la vendita di film, infatti, si dimostrarono fin da subito un mercato in forte espansione e con buoni profitti, tanto che, tra il 1985 e il 1995, particolare successo ebbe l’IPO od offerta pubblica lanciata nel periodo.

Ma la storia è fatta anche da occasioni perdute; infatti si narra che Reed Hastings iniziò a ideare una piattaforma come Netflix dopo aver pagato una multa salatissima a Blockbuster (40 dollari) per non aver restituito un VHS entro i tempi prestabiliti;

Hastings, nel concreto, voleva cambiare il mondo del mercato dell’audiovisivo, creare cioè una piattaforma con un costo fisso mensile senza obblighi o multe. Da qui nasce Netflix.

Nel 2000, molto prima del fallimento dello storico distributore di videocassette, Hasting propose a Blockbuster l’apertura di un nuovo mercato di film in streaming che però i proprietari sottovalutarono e rifiutarono, reputandolo solo “un piccolo business di nicchia”.

Il risultato fu che Netflix inizio a far traballare Blockbuster, la stessa società che aveva fatto tremare Hollywood; l’Azienda che aveva convinto la gente a guardare i film nella comodità di casa propria piuttosto che al Cinema.

Blockbuster si trovò quindi ad essere vittima di Internet, come il cinema prima di lui era stato pesantemente colpito dal mercato dei DVD.

La televisione digitale on demand ed Internet con i suoi negozi virtuali come  Amazon e iTunes, decretano quindi il crollo di Blockbuster, scegliere grazie semplicemente ad un decoder un abbonamento.

Internet, televisione on demand e la pirateria informatica, sarebbero i fattori responsabili del fallimento della società; ma il management di Blockbuster non si era reso conto di niente?

Mancato adeguamento alla tecnologia emergente standard, nessuna soluzione innovativa e competitiva, nessuna nuova offerta ai clienti, nessuna entrata.

Non dimentichiamo infatti che anche Netflix, nel 2009, era a rischio fallimento, però prima ha risposto riorganizzando il proprio servizio di video-noleggio con consegna casalinga, riqualificandosi poi in sito di streaming a pagamento.

Nel febbraio 2013 amplierà poi i suoi asset diventando una prolifica casa di produzione iniziando, con House of Card’s , una serie televisiva adattata per il servizio di streaming Netflix.

Target: attirare nuovi abbonati con una accattivante offerta di episodi e fidelizzarli e “the last but not the least” attrarre gli investitori!
Netflix, quindi, ha saputo rinnovarsi, per questo è ancora dinamica ed in pieno sviluppo sul mercato.

Anche i cinema sono riusciti ad innovarsi, lavorando sulla qualità del servizio e spingendo le case cinematografiche ad una ricerca continua di nuove soluzioni adattandosi all’offerta.

Blockbuster quindi non è stato un problema del mercato di riferimento, tutti i mercati evolvono; sono i player che vi operano che devono sapersi preparare ed adattarsi di conseguenza.

Manager che sappiano “leggere ed interpretare” il mercato di riferimento, creando e gestendo team in grado di dare risposte all’Azienda, agli Investitori ma soprattutto offrendo al cliente finale il prodotto adeguato alla richiesta.