Moreno Mariani lavora con imprese di servizi sulle gare pubbliche da vent’anni. Negli ultimi anni ha strutturato un modello di supporto continuativo che si discosta dalla consulenza tradizionale: quota fissa per offerta prodotta, provvigione solo in caso di aggiudicazione. Gli abbiamo chiesto di spiegarlo senza semplificazioni.

Cosa si intende esattamente con presidio gare pubbliche?

Un presidio gare pubbliche è un accordo continuativo tra un’impresa e un consulente specializzato, con l’obiettivo di seguire in modo strutturato un portafoglio di procedure nel tempo. Non è una consulenza una tantum su una singola gara, ma un metodo di lavoro che si applica a ogni procedura segnalata dall’impresa, dall’analisi iniziale del bando fino alla consegna dell’offerta tecnica definitiva.

La differenza rispetto alla consulenza tradizionale sta nel modello economico. Nel modello tradizionale l’impresa paga una parcella indipendentemente dal risultato. Nel presidio il rischio è condiviso: c’è una quota fissa per ogni offerta tecnica prodotta e una provvigione che scatta solo in caso di aggiudicazione. Chi non vince ha comunque un documento professionale da studiare. Chi vince remunera il lavoro con il risultato.

Per quale tipo di impresa ha senso attivare un presidio gare?

Principalmente per le imprese di servizi che partecipano già alle gare pubbliche in modo saltuario o sistematico, ma senza una struttura interna dedicata. Parlo di aziende che operano nei settori verde pubblico, manutenzione, servizi alla collettività, vigilanza, facility management, servizi cimiteriali: ambiti in cui le gare vengono aggiudicate quasi sempre con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa e in cui la qualità dell’offerta tecnica pesa spesso più del prezzo.

Non ha senso per chi partecipa a una o due gare all’anno in modo occasionale, né per chi opera in settori dove le procedure richiedono progetti a firma di professionisti iscritti ad albi. Ha senso per chi vuole costruire una presenza strutturata sul mercato degli appalti pubblici senza assumere personale dedicato internamente.

«Il problema non è quasi mai la qualità del servizio che l’impresa eroga. Il problema è che nessuno interno sa trasformare quella qualità in punteggio tecnico.»
Come funziona il metodo

Come si svolge concretamente il lavoro su una singola gara?

Il processo è sequenziale e non derogabile. Ogni gara segnalata dall’impresa viene analizzata entro 48 ore per produrre una scheda di fattibilità che valuta i requisiti di accesso, la struttura dei criteri OEPV e la stima del punteggio massimo raggiungibile su quella procedura specifica. La scheda si chiude sempre con una raccomandazione motivata: partecipare o non partecipare.

Se l’impresa decide di partecipare, si svolge un briefing operativo con il referente interno per raccogliere le informazioni che serviranno per costruire l’offerta: struttura delle risorse umane, mezzi e attrezzature disponibili, esperienze pregresse documentate, certificazioni. Solo dopo il briefing si inizia a scrivere. L’offerta tecnica viene costruita criterio per criterio, calibrando la densità redazionale sul peso ponderale di ciascun sub-criterio e orientando l’argomentazione verso il metodo di valutazione applicato dalla commissione giudicatrice.

Perché il briefing è obbligatorio e non derogabile?

Perché la qualità dell’offerta tecnica dipende direttamente dalla qualità delle informazioni che l’impresa fornisce. Un consulente esterno non conosce l’organizzazione interna dell’azienda, non sa quanti operai ha, che attrezzature usa, quali lavori ha già eseguito in passato. Senza queste informazioni si produce un documento generico che non porta punteggio.

Il briefing non è una formalità: è il momento in cui si raccoglie la materia prima dell’offerta tecnica. Imprese che saltano questo passaggio o lo affrontano in modo superficiale ottengono offerte che non rispecchiano le loro reali capacità operative. La commissione lo percepisce e i punteggi lo riflettono.

Il processo in 6 fasi
1
Segnalazione della gara

L’impresa segnala la procedura con almeno 10 giorni lavorativi di anticipo rispetto alla scadenza.

2
Scheda di fattibilità in 48 ore

Analisi dei requisiti, struttura dei criteri OEPV, stima del punteggio raggiungibile e raccomandazione motivata su partecipare o no.

3
Conferma di partecipazione

L’impresa decide se procedere sulla base della scheda di fattibilità ricevuta.

4
Briefing operativo

Raccolta delle informazioni sull’impresa: risorse umane, mezzi, esperienze pregresse, certificazioni. Obbligatorio e non derogabile.

5
Redazione offerta tecnica

Costruzione criterio per criterio con metodo OEPV, calibrata sul peso ponderale di ciascun sub-criterio e sul metodo di valutazione della commissione.

6
Consegna e approvazione

L’impresa riceve la bozza per revisione e approvazione prima della versione definitiva.

Il modello economico

Come funziona la struttura economica del presidio?

Il corrispettivo è articolato in due componenti. La prima è una quota fissa di 650 euro per ogni offerta tecnica prodotta, dovuta alla consegna del documento approvato dall’impresa, indipendentemente dall’esito della gara. La seconda è una provvigione del 2% sull’importo a base d’asta, dovuta entro 30 giorni dalla comunicazione di aggiudicazione definitiva e riconosciuta solo se la gara viene vinta.

Questo modello nasce da una convinzione precisa: un consulente che non condivide il rischio del cliente ha un incentivo sbagliato. Se vengo pagato allo stesso modo indipendentemente dall’esito, il mio interesse è produrre un documento formalmente corretto nel minor tempo possibile. Se una parte del mio compenso dipende dall’aggiudicazione, il mio interesse è costruire l’offerta più competitiva possibile su quella gara specifica.

650 euro per un’offerta tecnica sembrano pochi rispetto ai prezzi di mercato. Come mai?

Perché la quota fissa non è il compenso principale: è la soglia di ingresso che permette a imprese che non hanno mai lavorato con un consulente di provare il metodo senza un rischio economico significativo. Il compenso reale arriva dalla provvigione sulle aggiudicazioni. Su una gara da 500.000 euro la provvigione è 10.000 euro. Su una gara da un milione è 20.000 euro.

Il modello funziona se l’impresa vince gare. Se non vince mai, non è sostenibile per nessuno dei due. Per questo la scheda di fattibilità è il primo passaggio obbligatorio: serve anche a capire se ha senso partecipare a quella procedura specifica, prima di investire tempo e risorse nella produzione dell’offerta.

Quando non ha senso

Ci sono situazioni in cui sconsiglia di attivare un presidio gare?

Sì, e preferisco dirlo chiaramente prima che dopo. Il presidio non ha senso per le imprese che partecipano a una o due gare all’anno in modo occasionale: in quel caso una consulenza specifica sulla singola procedura è più adatta. Non ha senso per chi opera in settori dove le gare richiedono progetti esecutivi a firma di professionisti abilitati, come architetti, ingegneri o agronomi.

Non ha senso, infine, per le imprese che non sono disposte a dedicare un referente interno al briefing. Ho sospeso collaborazioni in passato perché il cliente non riusciva a rendere disponibile un referente nei tempi necessari. Un’offerta tecnica costruita senza le informazioni giuste non porta punteggio, e produrla è uno spreco di risorse per entrambi.

Come valuta se un’impresa è pronta per partecipare a una determinata gara?

La scheda di fattibilità risponde esattamente a questa domanda. I parametri che valuto sono tre. Primo: l’impresa soddisfa i requisiti di accesso, fatturato, referenze, certificazioni richieste dal disciplinare? Secondo: i criteri tecnici della gara sono compatibili con le caratteristiche operative dell’impresa? Terzo: qual è la concorrenza attesa, ovvero chi partecipa probabilmente a quella gara e con quali punti di forza?

Questo terzo parametro è spesso il più trascurato. Conoscere la banca dati contratti pubblici ANAC e i verbali delle gare analoghe già concluse permette di capire contro chi si compete prima di investire nella produzione dell’offerta. Se vuoi approfondire come funziona la valutazione comparativa nelle gare OEPV, leggi questo articolo sul confronto a coppie.

Come iniziare

Come funziona l’avvio della collaborazione?

L’accordo si attiva con la firma della lettera di incarico. La prima segnalazione di gara include, senza costi aggiuntivi, un incontro di allineamento per definire il profilo operativo dell’impresa, le priorità geografiche e le tipologie di gara di interesse. Questo passaggio serve a raccogliere le informazioni strutturali sull’azienda che verranno utilizzate in tutte le offerte successive, riducendo i tempi del briefing a partire dalla seconda gara.

L’impegno minimo è di 10 offerte tecniche entro la fine dell’anno di vigenza dell’accordo. Non è un numero casuale: sotto quella soglia il metodo non ha tempo di consolidarsi e i risultati non sono rappresentativi. Costruire una presenza strutturata sul mercato degli appalti pubblici richiede continuità, non episodicità.

Riferimenti citati
Linee guida ANAC n. 2 sull’OEPV: ANAC
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Banca dati contratti pubblici: BDNCP ANAC
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D.Lgs. 36/2023 Codice dei contratti pubblici: Normattiva
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Confronto a coppie OEPV: articolo interno

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